Legnago ieri e oggi
10. Il Torrione

E’ quello che resta dell’antica Rocca Fortificata di Legnago. Erano quattro i torrioni a pianta circolare. Due si trovavano in prossimità dell’Adige, uno era posizionato nell’attuale Corte Bordoni e il quarto è quello ancor oggi al centro di Piazza della Libertà. Quest’ultimo torrione subì numerose modifiche strutturali nel corso dei secoli, venendo anche inglobato in edifici di carattere pubblico e privato. La Rocca di Legnago fu riprodotta e definita da Martin Sanudo nel 1490 come “fortissima e inespugnabile”: costituita da una doppia e spessa muraglia con tre porte di accesso munite di ponte levatoio. Al suo interno si ergeva il “Torrion di Mezzo con funzione di deposito di munizioni. Una seconda struttura di pianta quadrangolare ospitava l’abitazione del castellano” , il forno, il mulino e i magazzini. I borghi veri e propri, con abitazioni e botteghe artigiane, si trovavano all’esterno della cinta muraria. Fino al 1944 il Torrione, unitamente ad alcuni edifici ad esso annessi, divideva in due l’attuale Piazza della Libertà: Piazza Grani, nella quale si svolgeva anche il mercato, e Piazza d’Armi, poi intitolata Piazza Vittorio Emanuele II per una statua dedicata al sovrano. Le continue incursioni aeree della 2° Guerra Mondiale hanno completamente distrutto gli edifici delle 2 piazze. Degli antichi edifici rimangono solo il Torrione, il Duomo e una porzione di edificio privato, purtroppo demolito e ricostruito, anziché restaurato. La nuova pavimentazione degli spazi tra il Duomo e il Torrione evidenzia la tripartizione storica della Piazza: Piazza Grani (attività economica) – Piazza d’Armi (attività militare e socio culturale) – Duomo (attività religiosa). (da F. Occhi, in Legnago, storia di una comunità)
17. Il Teatro Salieri

L’attuale struttura del teatro cittadino risale agli inizi del secolo scorso e si erge in un’area che all’epoca era di proprietà comunale e si trovava appena al di fuori delle mura demolite della fortezza austriaca. La struttura che vediamo oggi è il risultato di vari progetti esecutivi dopo il progetto originario che risale al 1911 ad opera dell’arch. Vittorio Bressan e dell’ing. Benvenuto Maggioni incaricati dalla ‘Società Anonima Teatrale’ di dotare Legnago di un teatro per spettacoli lirici dopo la chiusura del settecentesco teatro detto “Sfesa”. Nel 1914 la struttura del nuovo teatro era già impiantata quando i lavori vennero interrotti a causa della scarsità di mezzi e dello scoppio della guerra. Di fronte alle difficoltà economiche, la Società Anonima Teatrale cedette la struttura al Comune, il quale assunse l’impegno di ultimare il fabbricato non appena fosse stato economicamente possibile. Nel 1925venne completata in gran fretta la sistemazione della sala e del ridotto in occasione del primo centenario della morte di Antonio Salieri, iniziative organizzate da un comitato cittadino che affidò la gestione musicale al Maestro Giuseppe Magnani, direttore della ‘Scuola d’Instrumenti ad arco’ di Legnago e autore di una biografia sul musicista. Il teatro poté aprire i battenti al pubblico nel 1933, ma solo per spettacoli cinematografici, non essendo stato realizzato il palcoscenico. La successiva inaugurazione del ridotto con la collo azione del busto di Antonio Salieri, opera dello scultore Albino Loro, sancì l’intitolazione del teatro al compositore legnaghese (1934). Nel 1941 l’amministrazione comunale affidò all’arch. Luigi Piccinato l’incarico di progettare l’interno del teatro e la facciata, ma il suo progetto … rimase inattuato anche a causa del deflagrare di una nuova guerra. Solo all’inizio degli anni ’50 ripresero i lavori di sistemazione della sala su progetto dell’arch. Ottorino Ortensi e del prof. Alberto Sartori, per arrivare alla inaugurazione il 15 settembre 1956 con l’opera ‘La Bohème’ di Giacomo Puccini… Nel 1989 i lavori di straordinaria manutenzione e di adeguamento alle nuove normative di sicurezza vennero affidate all’arch, veronese Luciano cenna, che privilegiò il restauro conservativo… Dopo 10 anni di chiusura, il teatro venne riaperto il 13 febbraio 1999, restituendo a Legnago una struttura che è diventata un punto di riferimento per le attività sia di spettacolo che socio-culturali non solo della città, ma di tutto il territorio circostante” (da “Legnago, storia di una comunità”, di F. Occhi e A. Garau)
26. Villa Esmenard - Fioroni

A sinistra si può notare la villa Valery- Esmenard, di stile palladiano (1888). Nel dopoguerra è stata abbattuta e sostituita da altri edifici. Un po’ più a destra: la villa Accordi-Fioroni, ora sede del Museo e della Fondazione omonima. Ancora più a destra: la Casa di Ricovero (da una foto del 1913) Il Palazzo Fioroni - Accordi è oggi sede della Fondazione Fioroni, la più prestigiosa istituzione culturale del Basso Veronese, sorta nel secondo dopoguerra grazie a Maria Fioroni, ricercatrice e custode delle memorie locali. Nelle sale del grande palazzo è ospitato il Museo storico, mentre nella foresteria trova sistemazione la sezione archeologica. Nel 1964 all’interno del palazzo fu aperta una biblioteca.
(Da Legnago, storia di una comunità, a cura di F. Occhi e A. Garau)
32. Il campanile dell'antica Basilica di Santa Maria delle Grazie

La torre campanaria è l’unico edificio di Porto ancora integro dopo i drammatici eventi del secondo conflitto mondiale. Rappresenta infatti la sola parte del complesso edilizio parrocchiale che non andò distrutta, il 22 dicembre 1944, dai bombardamenti aerei. Per arrivare alla sua sommità (i 36 metri dell’altezza sono suddivisi in 26,10 metri di torre quadrata e 9,90 metri di cella campanaria sormontata dalla cupola ottagonale) bisogna salire le otto rampe di scale. Il parroco di Porto, Don candido Mazzi, e il sindaco di Legnago, Mario Mazzaggio, si accordarono, il 9 aprile 1947, per sottoscrivere una convenzione di permuta di beni immobili tra comune e parrocchia, giungendo a questa conclusione: la torre campanaria rimaneva proprietà del comune, ma la parrocchia di Porto aveva diritto all’uso esclusivo e gratuito del campanile. Alla parrocchia rimaneva la facoltà di asportare le campane.
39. San Pietro di Legnago: La chiesa romanica di San Salvaro

La Chiesa di San Salvaro, situata in frazione di San Pietro di Legnago, è un pregevole esempio di architettura romanica risalente al XII secolo. L’edificio attuale sorge su una cripta altomedievale, che a sua volta sostituì una struttura di epoca romana. Secondo un’epigrafe rinvenuta in loco, sebbene da alcuni non ritenuta autentica, la chiesa sarebbe stata edificata per volere di Matilde di Canossa. Nel secolo XVIII l’interno della chiesa subì modifiche in stile barocco, con l’aggiunta di una soffittatura a vela, la costruzione di due altari laterali, l’apertura di quattro finestre e l’intonacatura delle pareti. Tra il 1903 e il 1904, sotto la guida del parroco Don Giuseppe Trecca, la chiesa e la cripta furono restaurate per ripristinare l’aspetto romanico originario. Il campanile attuale fu eretto nel 1914, sostituendo una precedente struttura seicentesca demolita nel decennio precedente. La chiesa presenta una pianta rettangolare con tre navate e tre absidi semicircolari. Le navate sono separate da arcate sostenute da pilastri e l’edificio si sviluppa su tre livelli: l’aula dei fedeli, il presbiterio sopraelevato e la cripta sottostante. All’interno, le pareti mostrano una tessitura muraria in mattoni alternati a pietra calcarea e ciottoli, con decorazioni ad affresco del XIV secolo. Nel catino absidale è presente un affresco del 1539 attribuito al pittore veronese Daniele Dal Pozzo
41. Porto: la Basilica di Santa Maria delle Grazie.

Gli Umiliati, che facevano parte dei movimenti evangelici, laicali e pauperistici di rinnovamento della Chiesa, costruirono a porto la Chiesa di Santa Maria delle Grazie, che sorgeva nell’attuale Via Mazzini, vicino al campanile. I Domenicani successero agli Umiliati già nel 1411 e riedificarono la chiesa a tre navate, impreziosendola con affreschi e arredi sacri quali un Crocifisso in argento cesellato, un reliquiario contenente un frammento della lingua di Sant’Antonio da Padova e la Pala con la Madonna e il Bambino del frate domenicano di Porto Ranuccio Arvari, attualmente nella cappella del nuovo santuario. La chiesa di Santa Maria delle Grazie fu rifatta dal 1815 al 1821, ridotta ad una sola navata ed utilizzata come nuova chiesa parrocchiale con il titolo “ dei Santi Apostoli Pietro e Paolo in Santa Maria”. Qui fu traslata l’immagine della Madonna della Salute. Solo le foto documentano il portale gotico e il rosone lavorati in cotto ed i muri perimetrali ricchi di affreschi; l’edificio, infatti, fu distrutto dal bombardamento aereo del 22 dicembre 1944. La comunità, le autorità ecclesiastiche e civili si prodigarono per la ricostruzione su un nuovo terreno del tempio
56. Legnago: ex zuccherificio

Verso la fine dell’800 a Legnago, poco dopo la costituzione dell’Associazione Agraria, si iniziò a trattare per costruire proprio in città un moderno stabilimento. Emilio Maraini, dopo un sopralluogo e dopo aver avuto la garanzia del numero di agricoltori che si sarebbero impegnati nella coltivazione e nella raccolta delle barbabietole, accettò. Lo stabilimento venne completato nel 1897 a cura della Società Italiana Industria Zuccheri e diede occupazione a centinaia di persone. Con il trascorrere del tempo però, anche la coltivazione della barbabietola non risultò così remunerativa come nei primi decenni e via via la sua produzione andò diminuendo così come il numero dei lavoratori nello stabilimento che, a seguito della crisi del settore, venne chiuso. Oggi dello zuccherificio rimangono l’edificio 13, di cui una parte viene utilizzata come cinema (Cinergia) e la fornace.
68. Palazzo Donin - Lonardi di Vangadizza

Il Palazzo Donin, che si trova a metà paese di Vangadizza, è citato come antichissimo già al tempo dei francesi. Il fabbricato non è una villa e neppure una casa, ma una nobile costruzione di vecchio stampo. Questo palazzo è diviso in parti simmetriche ed ha un corpo centrale di quattro piani e due corpi laterali minori. Introduce alla corte un bel portone in ferro battuto sormontato dallo stemma “DP 1815”. L’antico possesso era, nel 1815 (primo anno di dominio austriaco), di proprietà di Pietro Donin che innalzò le mura di cinta e costruì un capitello all’incrocio della strada della Madonnina. Nel 1858 rifece i porticati dei rustici. Successivamente i beni passarono alla famiglia Passuello (durante la rotta d’Adige del 1882 il palazzo ospitò parecchie famiglie di alluvionati legnaghesi), quindi alla famiglia Bonanomi De Stefani e dal 1929 a Maurizio e Nello Lonardi, originari trentini, e bonariamente chiamati “i Scaluzzi”, nomignolo ereditato dai loro avi per l’alta statura.